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November Stampa
  • Nome Mario Dondero
  • Data e luogo di nascita 1928, Milano
  • Professione Fotografo
  • Prima macchina Una Rolleiflex che mi diedero nella sede della mia prima agenzia, la Attualfoto
  • Ultima foto L'ho scattata qualche sera fa a Casarsa, il paese di Pasolini, durante uno spettacolo teatrale
  • [RVM] La tua mostra "Est/Ovest/Berlino novembre 1989" (al Palazzo Ducale di Genova fino a 7 gennaio 2010) documenta i giorni della caduta del Muro. Puoi raccontarci la tua esperienza a Berlino?

    [MD] Sono arrivato a Berlino qualche settimana prima del 9 novembre: la caduta era un evento annunciato, l'intera città era pervasa da un'atmosfera elettrica, e molti fotografi e giornalisti erano lì in attesa che qualcosa accadesse. Io frequentavo la Germania Est già dagli anni 50: ne ero affascinato, era una sorta di laboratorio per una società alternativa, un luogo di straordinaria vivacità artistica e culturale. Certo, regnavano l'austerità economica e la rigidità ideologica, ma tanto controllo era anche una reazione difensiva all'aggressività dell'occidente: se da una parte c'era la Stasi, dall'altra c'era la Cia. Ho sempre trovato Berlino Est molto più interessante della parte ovest: a ovest c'erano i banchieri, a est gli operai. A ovest, le stazioni della metropolitana erano decorate con le pubblicità della Coca-cola, a est con le opere di grandi artisti. Non si possono dimenticare le moltissime persone che negli anni hanno rischiato la vita per passare all'ovest, ma bisogna ricordare anche che molti intellettuali che, non riconoscendosi nello stile di vita dell'occidente, hanno percorso la rotta inversa, scegliedo di vivere all'est.

    [RVM] Negli anni precedenti allo sgretolamento della Cortina di Ferro hai viaggiato molto nei paesi socialisti dell'Europa orientale. Oggi la memoria di quel mondo sta sbiadendo, tu che ricordi ne hai?

    [MD] Dei paesi dell'est si ricorda sempre una rigida e omologante uniformità, nell'architettura, nei costumi sociali, nella moda: invece ognuno di quei paesi, per me, aveva un'atmosfera unica. La Bulgaria era diversa dalla Cecoslovacchia, che era diversa dalla Russia. La Germania Ovest, invece, mi è sempre sembrata una sorta di Europa all'americana, uguale a mille altri posti del mondo. L'est europeo aveva un'atmosfera che non ho mai ritrovato altrove. Non c'era niente di superfluo ma non mancava niente di essenziale e, al di là degli slanci nostalgici, bisogna ammettere che quella era una società attenta ai bisogni dei deboli, con un sistema scolastico e sanitario molto efficiente.

    [RVM] Le tue foto raccontano i giorni della caduta del Muro senza i toni epici che caratterizzano molte immagini dell'evento...

    [MD] Ho cercato di concentrarmi sui dettagli, senza lasciarmi prendere la mano dalla pretesa di documentare la Storia. Davanti ai grandi eventi, si deve cercare di conservare la freschezza, evitando i sensazionalismi e le letture tendenziose. Io di quei giorni convulsi ricordo le cose piccole, per esempio l'immagine di due bambini in piedi, per strada, al freddo: i genitori, provenienti da Berlino Est, li avevano lasciati lì ad aspettare per entrare in uno strip club. In vita loro non ne avevano mai visto uno.

    [RVM] A distanza di vent'anni, tu che lettura dai di quell'evento?

    [MD] Si è parlato di un esodo biblico, in realtà, la maggior parte di quelli che passarono all'ovest quella notte, poi sono tornati indietro. Non sarebbe stato facile, per un dignitoso operaio dell'est, trasformarsi in un profugo all'ovest. I giornali hanno dipinto la caduta come una liberazione. Ma non è stato solo questo: certo molto si è conquistato, la libertà di muoversi, di viaggiare. Ma qualcosa si è perso: la fine della Germania est è stato anche il fallimento del sogno di una società differente rispetto a quella di matrice capitalista.

     

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