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April Stampa
  • Nome Rinko Kawauchi
  • Data e luogo di nascita 6 Aprile 1972, Giappone
  • Professione Fotografa
  • Prima macchina Canon F1
  • Ultima foto l'ho scattata il 23 Marzo 2010
  • www.treterzi.org/blog
  • [RVM] A maggio sarai in Italia per un workshop all'Isfci di Roma (dal 19 al 23) incentrato sulla realizzazione di un libro fotografico. Nei tuoi libri - tra cui Utatane (2002), Hanabi (2002) e Hanako (2002) - le immagini acquistano valore soprattutto grazie alla relazione che si instaura tra l'una e l'altra, nelle sequenze. Che tipo di criteri segui nel selezionarle e nel metterle in successione?

    [RK] Prima di tutto stampo le immagini che istintivamente sento belle e dopo continuo la scelta in modo intuitivo. Alla fine, se sento che manca ancora qualcosa, esco a scattare cercando di cogliere le immagini di cui ho bisogno.

    [RVM] Vita, morte, scorrere del tempo. Sono questi i temi principali della tua ispirazione?

    [RK] Raramente posso dire di lavorare con un tema predefinito: fare fotografie è come fare shopping e poi riordinare tutto nei cassetti. Come cucinare, sperimentando nuove combinazioni di ingredienti. Spesso, fotografo cose che apparentemente non hanno niente a che vedere tra loro. Il processo di consapevolezza comincia in camera oscura: capisco che cosa ho cercato di cogliere e come accostare le immagini per fare emergere i significati. A volte un progetto nasce da una sensazione, come è capitato per Aila (serie realizzata nel 2004, ndr): ero al supermercato e, guardando la carne nel banco frigo, ho avuto una sensazione orribile, mortifera. Mi è venuta allora l'idea di raccontare il parto degli animali, per cogliere il momento preciso della nascita, per sentire il soffio della vita. Credo che la nostra psiche sia un iceberg, di cui la parte conscia non è che la punta: fotografare per me è un modo di calarmi nel profondo.

    [RVM] Cui Cui, una delle tue serie più famose, è invece il racconto di 13 anni di vita della tua famiglia. E' stato difficile calarti per tanto tempo nella dimensione autobiografica?

    [RK] Circa 10 anni fa mio fratello si è sposato e, guardando le foto del suo matrimonio, mi è sembrato di vedere per la prima volta la mia famiglia dall'esterno. Ho sentito che, da fotografa, dovevo raccontare quel mondo a me così vicino guardandolo, in un certo senso, oggettivamente. E' un lavoro che cominciato a fare per me stessa, senza nemmeno l'intenzione di mostrarlo. Quando poi ho rintracciato un barlume di universalità in questo racconto così privato, ho deciso che poteva essere pubblicato.

    [RVM] La maggior parte dei tuoi lavori è realizzata in formato quadrato, perché?

    [RK]Nelle mie foto non c'è mai un evento, racconto il quotidiano. Per questo sento una sorta di affinità fisiologica con il 6x6: il formato quadrato consente di circoscrivere dei microcosmi che hanno il loro significato compiuto, la loro perfezione interna.