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May Stampa
  • Nome Arianna Rinaldo
  • Data e luogo di nascita 13 Marzo 1971, Vimercate, Mi
  • Professione Photo Consultant
  • Prima macchina Canon FTql
  • Ultima foto un'amica ad una settimana dal parto, bella
  • [RVM] Domestic, la mostra di cui sei curatrice insieme a Silvia Omedes (all’Espai Cultural Caja Madrid di Barcellona fino al 27 giugno) analizza l’ambiente domestico come luogo nel quale sviluppiamo la nostra personalità. In un mondo sempre più caratterizzato dalla mobilità e dalla difficoltà di radicamento nei luoghi e nelle relazioni, l'ambiente domestico è ancora rappresentativo dell'individuo? E come si è evoluto il concetto di "casa"?

    [AR] Questo è uno degli aspetti della questione che ci proponiamo di affrontare con Domestic. Lo spazio domestico, nelle realtà urbane della società occidentale contemporanea - che costituiscono il nostro focus principale - assume varie forme. È il luogo, lo spazio, la cultura in cui siamo nati, dove siamo cresciuti, è le persone che ci sono vicine, i valori sui quali si fonda il nostro punto di vista e la nostra identità. È un ambiente generalmente delimitato da quattro mura, ma con molte porte e finestre. Può essere il nostro rifugio o la nostra prigione. Un luogo di amore e di tenerezza o di conflitti e abusi. Può essere liberamente scelto da noi o ricevuto come un "diritto". È un luogo che cambia con noi. Ma quelle "4 mura" sembrano seguirci sempre ovunque andiamo. Tendiamo a ricrearle all'infinito.

    [RVM] La mostra è divisa in due marcosezioni, Every Home is a World in Itself and The Home in the World / The World in the Home, puoi spiegarci questa distinzione?

    [AR] L'idea della mostra, studiata insieme a un antropologo, un sociologo e uno psicologo, ci ha portato ad analizzare lo spazio domestico attraverso una sorta di processo di apertura. Il percorso espositivo inizia prendendo in considerazione la casa come luogo in cui formiamo e esprimiamo la nostra identità, uno spazio chiuso, nel quale viene vissuta l’interazione tra i membri della famiglia e nel quale si consumano i rituali, dai più ordinari (mangiare, dormire), a quelli straordinari (matrimoni, compleanni, ecc.). Nell'intimità delle nostre case comincia a svilupparsi il ruolo che assumeremo nella società. Poi si comincia ad aprire la porta e guardare fuori, lasciando che il mondo entri dentro. La seconda parte della mostra affronta quindi questa dialettica prendendo in considerazione gli spazi liminali (come ci prepariamo ad uscire, come proteggiamo le nostre case dal mondo esterno, come salutiamo e accogliamo le persone nel nostro spazio domestico). Questa sezione analizza anche l'influenza delle immagini che si insinuano dall’ esterno: come decoriamo il nostro spazio, come lo organizziamo secondo determinati cliché, modelli di progettazione e di consumo. L'apertura del mondo domestico porta inoltre a questioni più politiche, che coinvolgono gli immigrati, i Rom e i cittadini più poveri, come il "diritto" alla casa o come pure la libera scelta di un modo alternativo di vivere in comunità.

    [RVM] Domestic include il lavoro di 70 fotografi provenienti da 17 paesi diversi. Come sono stati selezionati? Quali caratteristiche - dal punto di vista stilistico e narrativo - hanno in comune gli scatti in mostra?

    [AR] È stata una scelta difficile. Io e Silvia Omedes abbiamo valutato il lavoro di oltre 200 artisti che hanno risposto a un bando internazionale. L'incredibile quantità di lavori interessanti ci ha portate a modificare la struttura originaria della mostra: un tema così complesso non poteva essere risolto con 10 grandi reportage. Abbiamo quindi selezionato alcune immagini, a partire da 80 autori (questo è il conteggio finale, perché la mostra ha continuato a crescere fino al giorno prima dell'apertura!), a volte trovandoci costrette a spezzare delle serie complete per scegliere la singola immagine più rappresentativa. La selezione finale è composta da scatti di fotografi celebri ma anche di studenti, e include anche video e installazioni. Abbiamo anche deciso di aggiungere una sezione per le foto raccolte attraverso i social network e Flickr, che rispecchiano in maniera sorprendente gli aspetti che abbiamo messo in evidenza nell’esposizione. In ogni caso, per noi, l’obiettivo primario non semplicemente era fare una bella mostra, ma disegnare un percorso visivo significativo su un tema così importante, che deve ancora essere esplorato a fondo. Come fruitori di immagini, tendiamo a cercare l'esotico e ci dimentichiamo di guardare ciò che ci è vicino. Forse perché non ci piace farlo. In questa mostra, invece, ci ritroviamo di fronte a noi stessi.