| September '10 |
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[RVM] You just won the Canon Female Photojournalist Award during the 2010 edition of Visa pour l’Image, in Perpignan, with Umulayika, the project you made in Burundi over the past three years. Why did you choose to work on that area? [MB] Initially I was sending there by the United Nations, to document the work of their peace support mission, called BINUB. Then, I decided to continue my research by myself and I met people, like Francine, that closely tied me that Country. [RVM] Why did you decide to document her story? [MB] Burundi has a strictly patriarchal society: women can not inherit, give their nationality to children, manage their assets, dispose of the products of the fields they cultivate. However, my choice was not motivated by a form of militancy, but by an interest in the vulnerability of voiceless people. When I met Francine, I was immediately struck by the way she face her pain: assaulted with a machete by her husband's brother who wanted to punish her for giving birth to just one daughter, she lost both her arms. But despite the abuse, the silence, the lack of the law, she didn’t lost her dignity. What I tried to tell is her daily struggle for a normal life. [RVM] This project changed your career and Fancine’s life... [MB] In 2009 I won the Ponchielli Prize, organized by of GRIN (Italian Iconographic Editors Group). With their support and thanks to the help of Handicap International Burundi, we financed Francine’s trip in Italy, where she will finally have the prosthesis through which improve the quality of her life. [RVM] Is a women rights movement growing up in Burundi? [MB] Many associations are growing and the country ratified all international conventions on women's rights, but the problem is their real application. By law, 30% of Parliament members must be women, but this measure has no influence on women’s daily life. Moreover, the crime of domestic violence was finally included in the Criminal Code just in 2009. But the punishment is ridiculous: eight days in jail and an eight dollars fine. [RVM] Burundi has been the scene of a violent genocide. Why it was not cover by media like the genocide in Rwanda? [MB] Because there are no international interests in Burundi. Another reason is that, unlike in Rwanda, where the massacre of Tutsi population was accomplished in just 100 days, in Burundi it took over 11 years, causing over 300,000 victims. In addition, the local press is subject to a strong censorship: that’s why, together with some colleagues from there, we founded Piga Picha, Imagine Independent Movement in Burundi. Pictures, comunicating in a less univocal way than words, can document reality escaping easier to censorship. [RVM] For your new project, The Resistence of the Forgotten, which will be exhibited in Perpignan during Visa pour l'Image 2011, you will cover the story of another courageous woman… [MB] I will follow Filda’s life: widow and sick with AIDS, she lost a leg to a mine in Uganda. But beyond her painful story, I'm interested in her strength. She grows four children totally alone, she cultivates her field, she walks for miles every day to fetch water. Like Francine, she’s a fighter. [RVM] Umulayika, il progetto che hai realizzato in Burundi negli ultimi tre anni, ti è appena valso il Canon Female Photojournalist Award durante l’edizione 2010 di Visa pour l’Image, a Perpignan. Perché hai scelto di lavorare su quel territorio? [MB] Le Nazioni Unite mi hanno chiamato come fotografa della missione di mantenimento di pace del Paese, la BINUB. Ho lavorato per un anno con loro e poi ho deciso di proseguire la mia ricerca da sola. Sono stati gli incontri, come quello con Francine, a legarmi al Burundi. [RVM] Cosa ti spinta a raccontare la sua storia? [MB] In Burundi la società è rigidamente patriarcale: le donne non possono ereditare, dare la propria nazionalità ai figli, gestire i propri beni, disporre dei prodotti dei campi che coltivano. La mia scelta però non è stata dettata da una forma di militanza, ma da un interesse per la vulnerabilità, per le storie di chi non ha voce. Quando ho incontrato Francine, mi ha subito colpito il modo in cui affronta il suo dolore: assalita dal fratello del marito per aver dato alla luce una sola figlia femmina, ha perso entrambe le braccia. Ma lei, nonostante gli abusi, nonostante il silenzio, nonostante la mancanza di tutela da parte della legge, ha mantenuto la sua dignità. E’ questo che ho cercato di raccontare: la sua lotta quotidiana per un’esistenza normale. [RVM] Questo progetto ha cambiato il tuo percorso fotografico e anche la vita di Fancine… [MB] Sì, nel 2009 ho vinto il Premio Ponchielli e, grazie al sostegno del GRIN (Gruppo Redattori Iconografici Italiani) e di Handicap International Burundi, abbiamo finanziato il viaggio di Francine in Italia, dove le saranno applicate delle protesi con cui riconquistare una vita possibile. [RVM] Un movimento per la difesa dei diritti delle donne comincia a svilupparsi in Burundi? [MB] Stanno nascendo molte associazioni e il Paese ha ratificato tutte le convenzioni internazionali per i diritti della donna, il problema è la loro applicazione. Per legge, il 30% dei membri del Parlamento devono essere donne, ma è una misura che non ha alcuna ricaduta nella vita quotidiana delle donne. Inoltre, dal 2009, nel codice penale è stato finalmente inserito il reato di violenza domestica. Solo che con una pena ridicola: otto giorni di prigione e otto dollari di multa. [RVM] Il Burundi è stato teatro di un genocidio violento come quello del Ruanda. Perché non è stato documentato dai media? [MB] Perché in Burundi non ci sono interessi internazionali di nessun tipo, e anche perché, a differenza che in Ruanda, dove l’eccidio della popolazione Tutsi si è compiuto in soli 100 giorni, in Burundi si è consumato nell’arco di 11 anni, provocando oltre 300.000 vittime. In più, la stampa locale è soggetta a una forte censura: anche per questo, insieme ad alcuni colleghi burundesi, abbiamo fondato Piga Picha, Movimento per l'Imagine Indipendente in Burundi. Le fotografie, avendo un senso meno univoco delle parole, documentano la realtà sfuggendo più facilmente alla censura. [RVM] Per il tuo nuovo progetto, che sarà esposto a Visa pour l’Image 2011, hai scelto un’altra protagonista coraggiosa… [MB] Racconterò la storia di Filda: vedova e ammalata di Aids, ha perso una gamba su una mina, in Uganda. Ma, al di là del suo dramma, mi interessa la sua forza. Cresce da sola quattro figli, coltiva i campi, ogni giorno fa chilometri per prendere l'acqua. Come Francine, è una donna che lotta. |