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Interview > July '12 Stampa

 

Seamus Murphy

  • Name Seamus Murphy
  • Date and place of birth England, 1959. But I was six months when my parents moved to Ireland
  • Profession photographer
  • First Camera Nikon FM
  • Last Picture Marco and Claudio in the crowd of a gallery, in Rome


    • Nome Seamus Murphy
    • Professione Fotografo
    • Luogo e data di nascita Inghilterra, 1959. Ma a sei mesi ci siamo trasferiti in Irlanda.
    • Prima Mcchina Nikon FM
    • Ultima Foto Marco and Claudio tra la folla di un’inaugurazione, in una galleria di Roma

      [RVM] Il tuo multimedia sull'Afghanistan, A Darkness Visible, è stato recentemente premiato con il Media for Liberty Award. Per questo progetto, già pubblicato in un libro (A Darkness Visible, Saqi Books, 2008), sei stato in Afghanistan ben 14 volte negli ultimi 16 anni. Perché hai un così forte interesse per questo paese?

      [SM] L’Afghanistan ha una forte risonanza per me per una serie di motivi. Ci sono andato per la prima volta nel 1994, ed è stata la mia prima esperienza di guerra: una cosa che in genere, già di per sé, ti lascia un segno indelebile. Era un luogo selvaggio, brutale e molto pericoloso. Ma le persone che ho incontrato, i civili vittime del conflitto, avevano uno spirito, una generosità e un’umanità così straordinari da commuovermi profondamente. Mi sarebbe potuta restare dentro solo la devastazione e la disperazione di quella situazione, ma è stata invece era la resistenza del loro spirito che è rimasta con me quando sono andato via. Dal punto di vista di un fotografo, inoltre, l’Afghanistan è un luogo di grande interesse estetico e culturale. Era novembre e c’era una luce era straordinaria, Kabul è circondata da montagne ricoperte di neve, l’agricoltura, il commercio, l'abbigliamento, la devozione alla religione seguono ancora tempi e modi antichissimi. Per tutte queste ragioni la mia prima volta lì è stata indimenticabile, e mi ha spinto un luogo che di grande importanza dal punto di vista giornalistico, la storia cui storia è spesso trascurata.

      [RVM] Perché hai sentito la necessità di utilizzare altri linguaggi, oltre alla fotografia, per documentare il paese? A che tipo di pubblico si rivolge, oggi, un progetto multimediale come il tuo?

      [SM] Le interviste e filmati che ho inserito nel multimedia servono ad espandere il contesto delle immagini, e avvicinano le immagini a un pubblico più ampio. Molte più persone di quelle che hanno visto il mio libro ora hanno visto o potranno vedere il mio lavoro. E questo non arreca alcun danno al libro.

      [RVM] Dopo l'analisi dettagliata dell'Afghanistan che hai fatto negli ultimi anni, che tipo di prospettive immagini per il futuro del paese?

      [SM] È una domanda difficile. Non sono ottimista per futuro. Sarebbe ingenuo pensare che le cose andranno a posto da sole dopo che gli americani lasceranno il paese. Agli americani ci sono voluti più di 10 anni per realizzare la necessità imprescindibile di ascoltare gli afgani per elaborare possibili soluzioni ai problemi. Ora il tempo è scaduto, la priorità è andar via prima che il posto precipiti di nuovo nel caos. Molto dipende inoltre da quanto il Pakistan, ma anche l'Iran, continueranno ad interferire in Afghanistan. Quindi il problema afghano è collegato in senso più ampio alla situazione di tutta quella regione.