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October Stampa
  • Nome Zed Nelson
  • Data e luogo di nascita 1965, Uganda
  • Professione Fotografo
  • Prima macchina Una Kodak Brownie. Era macchina di mia madre fin da quando era piccola. Una specie scatoletta di plastica con una lente
  • Ultima foto Una foto di un uccello morto, fatta con la mia 5X4. Vorrei non averla scattata, mi fa sentire in colpa: è stato il mio gatto a ucciderlo
  • [RVM] Il tuo ultimo libro, “Love me” (196 pp., 35 €, Contrasto ed.), è un’esplorazione dell’ossessione globale per la bellezza fisica. Come è nata l’idea di questo progetto?

    [ZN] Non so esattamente quale sia stato il punto di partenza. La mia età ha avuto di sicuro un rilievo. Avevo trentacinque anni quando l’ho iniziato, un’età in cui cominci a capire che non sarai giovane per sempre. Contemporaneamente, ho cominciato a realizzare come la nostra cultura ci conduca a concentrarci ossessivamente su noi stessi: il bisogno umano di essere accettati, notati, amati, la nostra competitività, la nostra vanità sono sfruttati da un’industria che genera insicurezza, allo scopo di venderci una 'cura'. Viaggiando molto, ho notato che non solo i luoghi iniziavano ad assomigliarsi, ma anche le persone. La globalizzazione non ha solo portato soltanto Starbucks a Pechino e i centri commerciali in Africa, ha anche creato un look stranamente omogeneo. L'ideale di bellezza occidentale che è stato venduto a noi, ora è confezionato ed esportato globalmente come un marchio universale. La “perfezione” fisica è la nuova religione, e la bellezza è un business da 160 miliardi dollari l’anno a livello mondiale

    [RVM] Che paese hai scelto come punto di partenza?

    [ZN] Ho realizzato la prima immagine in Iran. Avevo sentito dire che venivano eseguiti più interventi di rinoplastica a Teheran che a Los Angeles, ma non ci credevo. Andandoci, sono rimasto stupito. La mia interprete aveva il naso rifatto, come sua madre, sua sorella, e le sue due migliori amiche. Per strada le persone camminavano orgogliosamente con le garze sul naso, felici di possedere un nuovo e ben cesellato nasino all’americana. Questo mi ha spinto ad andare più a fondo, a immaginare il progetto come un insieme di testimonianze, forse per una generazione futura, provenienti da un tempo in cui l'anormale è diventato normale. I soggetti di Love Me sono gli attori di questa cultura dell’esteriorità, ma sono anche delle vittime, alla mercé delle pressioni sociali e di un desiderio insaziabile di approvazione.

    [RVM] La fotografia ha un ruolo determinante nella rappresentazione contemporanea della bellezza…

    [ZN] L'industria della bellezza non potrebbe esistere com’è oggi, senza la fotografia come suo principale strumento. La nozione stessa di 'bellezza' non esisterebbe su scala globale, senza il potere seduttivo della fotografia e dell'immagine in movimento. I nostri occhi e il nostro cervello sono condizionati e programmati a partire da un'età molto precoce. Prima i modelli che incarnavano il nostro ideale estetico erano locali, legati a una determinata cultura. Ma via via che i mass media hanno ampliato il loro raggio, le multinazionali sono cresciute in potere e influenza, diffondendo l'ideale di bellezza bianco e occidentale in ogni angolo del mondo, attraverso MTV, la perfezione patinata delle riviste e dei cartelloni pubblicitari. L’obiettivo di questo bombardamento è il business: se si riesce a vendere l'idea di un determinato 'look' al quale aspirare, allora si venderanno anche i prodotti per ottenerlo. Allisciandoti i capelli, ingrandendoti il seno, depilandoti, dimagrendo, cercando, contro tutte le possibilità, di rimanere giovani per sempre.

    [RVM] Pensi che questa ossessione cominci a contagiare gli uomini allo stesso modo che le donne?

    [ZN] Storicamente l'industria della bellezza è stata incredibilmente efficace nell’indurre insicurezza e competitività nelle donne, ma negli ultimi dieci anni ha rivolto la sua attenzione anche agli uomini, un nuovo mercato da sfruttare. Agli uomini vengono proposti standard sempre più difficili da raggiungere, per stimolare la loro vanità, e renderli più insoddisfatti di se stessi.

    [RVM] Hai dichiarato l'obiettivo del tuo progetto ai soggetti che hai ritratto? Come hanno reagito?

    [ZN] Ho detto loro che stavo lavorando a un libro sul potere dell’industria della bellezza. Alcuni hanno reagito positivamente, altri meno. Pochi hanno chiesto informazioni ulteriori. E’sorprendente quante poche domande faccia la gente.

    [RVM] La “globalizzazione estetica” può comportare dei rischi più alti nei paesi più poveri ...

    [ZN] In Brasile ho visto le donne dalle favelas mettersi in viaggio per incontrare il Dr. Pitanguy, il più famoso chirurgo plastico brasiliano che, una volta al mese, offre gratuitamente le sue prestazioni ai poveri. Ma questa è una situazione insolita. Nella maggior parte dei casi, chi è convinto di aver bisogno della chirurgia plastica ma non se la può permettere va da chirurghi molto a buon mercato, spesso senza attrezzature adeguate, con conseguente aumento dei rischi. Addirittura, c’è gente che va in cliniche senza licenza. In Messico ci sono stati casi di persone che si sono iniettate il silicone da sole. Ma persino in Florida, negli Usa, è stato ritrovato il corpo in decomposizione di una donna nello scantinato di un chirurgo senza licenza. Il cadavere è stato identificato solo dal numero di serie delle protesi mammarie.

     

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